Storia di Marie

Non posso credere che sto per farlo, ma sento che ne ho bisogno .

Quando avevo quattro anni, ho avuto una strana protuberanza all’inguine. I miei genitori mi hanno detto che avevo un’ernia e che avrei avuto bisogno di un intervento chirurgico. Ricordo la faccia di mio padre, seduto dall’altra parte del tavolo. L’illuminazione era fioca, ma ho potuto vedere che era così sconvolto e frustrato. Due anni dopo, ho avuto un’ernia sull’altro lato dell’inguine e ho dovuto di nuovo affrontare un intervento chirurgico.

L’anno della mia seconda ernia, mia madre mi portò in una città vicina a vedere un medico per le mie “ernie”. Ero così entusiasta di andare in vacanza con mia mamma. Mi ricordo che eravamo in una piccola stanza, con il medico e due o tre studenti di medicina. Il medico era sempre sorridente e eccessivamente gentile. Rimasi nuda di fronte a loro, all’età di sei anni, mentre mi fissavano e il dottore mi parlava. Il medico stava registrando tutto ciò che veniva detto, comprese la mia ignoranza e le risposte allegre a tutte le sue domande invadenti. Pensando a questo ora, mi vengono i brividi di disgusto.

Quando ho compiuto dodici anni, mia madre e io abbiamo fatto una chiacchierata sul mio letto. Lei mi ha spiegato che avevo ereditato una malattia di famiglia, e che non mi sarebbe cresciuto il seno, senza l’aiuto della medicina. Avrei dovuto vedere un medico. Mi ricordo di aver incominciato a piangere. Ero così arrabbiata e confusa. Più tardi, ho chiesto a mio padre e mia madre se avrei avuto il mio periodo (le mestruazioni). Mia madre mi ha detto di no. Mio padre poi mi ha detto che in realtà era meglio, perché mia madre e mia sorella soffrivano di crampi terribili e talvolta non riuscivano ad alzarsi dal letto.

Sono andata da un endocrinologo all’età di dodici anni e lui, esaminata la mia vagina, mi dice che sarei stata in grado di avere rapporti sessuali. Mi ha prescritto pillole di estrogeni, e sarei tornata ogni estate per ottenerne altre. Mia madre mi ha detto che non avevo sviluppato le ovaie, che erano “deformi e inconsistenti.” Mi ha raccontato che erano state rimosse durante la mia seconda operazione di ernia. Ricordo che in macchina, sulla strada di casa di ritorno dal medico, ero così incredibilmente arrabbiata, urlavo a mia madre che la odiavo. Io ero l’unica nella nostra famiglia ad avere questo problema.

Sono cresciuta vivendo una vita perfettamente normale. Mi è cresciuto il seno, ho mentito ai miei amici, non dicendo loro la verità sul fatto di non avere le mestruazioni. Odiavo non avere i peli pubici, e ho sempre avuto il cuore spezzato nel vedere altre ragazze negli spogliatoi. Ero molto triste di essere sterile e immaginavo più volte nella mia mente il giorno in cui lo avrei detto al mio futuro marito. Gli avrei detto poco di tutto ciò.

A diciotto anni, stavo leggendo un articolo della rivista Mademoiselle, dal titolo “Sono un uomo o una donna?” In un primo momento, ero in lacrime, triste per questa cosa brutta. E poi ho avuto paura: sembrava come me. Dio mio. Il mio cuore batteva forte e ho iniziato a sudare. Corsi su per le scale, e quasi inciampai nel cane sulla strada fino alla camera da letto dei miei genitori. Svegliai mia madre e la trascinai al piano di sotto. Le raccontai l’articolo e le chiesi freneticamente se io avevo la stessa cosa che aveva quella ragazza. Sembrava incredibilmente spaventata e mi ha risposto di no. Lei mi ha guardato negli occhi e mi ha giurato di avermi raccontato tutto. A questo punto, è sceso anche mio padre che è stato informato di quello che stava succedendo. Si è arrabbiato con me per avere svegliato mia madre nella notte stupidamente. Li ho pregati e supplicati: mi è successa la stessa cosa che è accaduta a questa ragazza? Avevo cromosomi Y? Mio padre sembrava essere in uno stato di profonda riflessione, e alla fine mi ha risposto: “No, tu non sei come quella ragazza, ma entrambe avete il cromosoma Y“. Quello è il momento preciso in cui il mondo mi è crollato addosso. Mi coprii il volto con le mani e dissi: “Oh Dio, voglio solo morire”. Pensavo di vomitare. Il mese successivo è stato insopportabile. Ho guardato nel nostro dizionario medico e ho capito che avevo la “sindrome di femminilizzazione testicolare” e ho pensato di essere un’ermafrodita. Ho guardato le donne in tv e ho iniziato a piangere perché erano normali. Ho guardato nella Bibbia, cercando di trovare qualche passaggio su questi mostri come me all’inferno, perché ero sicura che ce ne fosse uno. Ho guardato una ragazza in classe portare l’articolo della rivista e prendere in giro quel “mostro” e ho visto gli altri bambini torcere il viso con orrore. Per tutto il tempo, il mio viso bruciava ed era rosso e ho cercato di non piangere. Mi sono guardata allo specchio e ho pensato che sembravo un ragazzo. Ho visto normali, microscopici peli sul mento e ho pensato che mi stavo mascolinizzando. Ho pensato al mio “ermafroditismo” ogni singolo secondo, ed ogni notte piangevo prima di addormentarmi. Ho urlato a mia madre, furiosa con lei per avere avuto un figlio, sapendo quello che gli poteva succedere. Ho cominciato a vedere una psicologa. Mi ha aiutata moltissimo e lo fa ancora. Io avevo la sensazione che lei fosse davvero interessata ad incontrare una di queste persone di presenza. Una volta, le ho chiesto se avesse mai visto nessuno con il mio problema, e lei ha detto di no, ma di aver visto una persona transessuale. Questo mi ha schiacciata, come se pensasse che fossi da confrontare con loro. Non sapevo se ero una ragazza o un ragazzo, ho anche sentito strano che le persone si rivolgessero a me come una “lei”.

E’ passato più di un anno da quando ho scoperto la mia AIS. Ho una endocrinologa che mi ha spiegato la mia situazione in modo molto dettagliato per due volte. Ho due genitori che non parleranno del mio problema a meno che non sia io a tirarlo fuori, perché scomodo. Prendo un antidepressivo ora. Ho detto solo a due persone, una zia e mia sorella, il mio problema. Tutti pensano che io sia perfettamente normale. Sono spaventata a morte di avere un fidanzato, di fare sesso, e di raccontare a un uomo i miei problemi.

La mia vita va avanti, e la mia AIS è solo una cosa brutta nel fondo della mia mente. Tuttavia, è l’unica cosa a cui penso quando incontro un ragazzo. Che cosa direbbe se vedesse che non ho peli pubici? E se davvero non riesco a fare sesso? Le domande sono infinite, è spaventoso. E’ così difficile, ma sto cercando di stare bene con la mia AIS, e diventa più facile ogni giorno. Tuttavia, basta solo un articolo, uno show in tv, o una parola sull’ermafroditismo e simili per farmi diventare di nuovo depressa. Si tratta di una strada molto lunga per essere felice con me stessa, e spero di raggiungerne presto la fine. Spero e prego di incontrare un uomo che mi ami e mi accetti. Fino ad allora, voglio solo riprendere contatto con la nuova me, la persona che non ho mai conosciuto fino a un anno fa.

Marie

Fonte: http://www.aissg.org/stories/marie.htm#Start